Come stai crescendo i tuoi collaboratori?

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La storia

Una sera ero a cena da un amico. C’era la moglie ed i suoi due figli. Il ragazzo di 7 anni e la figlia di 12. Si parlava del più e del meno e, a un certo punto, i ragazzi mi hanno chiesto di raccontare qualcosa a proposito di mio figlio, allora ho scelto un aneddoto di quando era piccolo e arrivava l’ora di andare a dormire… mi distendevo vicino a lui e parlavamo sempre di com’era andata la sua giornata. Era il nostro momento, e ogni sera succedeva la stessa cosa: lui, rannicchiato al calduccio sotto le lenzuola, mi rivolgeva sempre la stessa domanda, “papà, vai a prendermi dell’acqua?”

Tutte le sere.

Io cosa facevo? Naturalmente mi alzavo per andare a prendergli l’acqua.

Ero contento di aver fatto qualcosa per lui e di vedere quanto fosse felice per il mio gesto.

A un certo punto della sua crescita, però, sentendomi rivolgere la solita richiesta, decisi che era giunto il momento di cambiare schema: “figliolo, visto che ti voglio bene, d’ora in poi ti farò il favore di non farti questo favore.”

“Eh???” rispose Joshua, sorpreso.

“Sì. Ho deciso di non andare più a prenderti l’acqua dopo che sei andato a letto. Mi fai la stessa domanda tutte le sere ed è ora che tu inizi a pensare a te stesso. Quindi, se vorrai l’acqua, dovrai prendertela da solo, prima di andare in camera. OK?”

“Uffa papà!!! Dai, per favore!”

Non è stato facile, ma alla fine ha capito il messaggio e ha iniziato a prendere la sua bottiglietta d’acqua, autonomamente, prima di andare a dormire.

Tornando alla cena, ad un certo punto della serata, come potete immaginare, arriva il momento per i ragazzi di andare a letto. La mamma “dai ragazzi, salutate, è ora di andare a nanna!”

A quel punto la figlia si alza per andare in cucina e dopo qualche secondo, non vedendola tornare, la mamma esclama: “Alessia dai, a nanna! Che fai ancora in giro?”

Una vocina dalla cucina: “sto prendendo l’acqua!”

Morale della storia

Cosa c’entra questa storia con la vita in azienda? Beh, io dico sempre che i nostri collaboratori sono un po’ come dei figli. I manager hanno spesso tanta voglia di essere il punto di riferimento per i propri collaboratori, solitamente si prodigano per aiutare, per mostrare loro come fare.

Per questo motivo invito sempre i miei clienti a ricordare che ognuno ha il proprio ruolo in azienda e l’obiettivo principale di un manager è quello di far crescere i propri collaboratori, non di sostituirli. Altrimenti come potranno mai crescere?

Suggerisco sempre ai manager di resistere alla tentazione di fare troppo per i propri collaboratori. Questo fenomeno corrisponde ad uno dei 12 Sintomi d’Allarme nel mio Check-Up Aziendale.

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